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LA CAPACITA' CONTRIBUTIVA RILEVA ANCHE IN CASO DI GRAVE INCONGRUENZA

LA CAPACITA' CONTRIBUTIVA RILEVA ANCHE IN CASO DI GRAVE INCONGRUENZA

01 OTT 2019
La Corte di Cassazione ha rilevato con sentenza n. 23357 del 2019 che l’Amministrazione non è legittimata a procedere all’accertamento induttivo, allorché si verifichi un mero scostamento non significativo tra i ricavi, i compensi e i corrispettivi dichiarati e quelli desumibili dagli studi di settore. Ciò è possibile solo qualora si verifichi unagrave incongruenza”, in quanto la persistenza di tale presupposto trova riscontro – sempre nel quadro di una generale lettura costituzionalmente orientata  del principio di capacità contributiva – anche nell’art. 10 comma 1 L. 146/98, il quale pur non contemplando espressamente il requisito della grave incongruenza, compie un rinvio recettizio all’art. 62 sexies comma 3 del d.l. 331 del 1993. Nel caso di specie "i giudici avrebbero dovuto valutare la sussistenza o meno del grave scostamento tra i ricavi dichiarati e accertati, quali determinati a seguito del contraddittorio con il contribuente, che aveva portato ad un notevole ridimensionamento dell'originario risultato, basato sulla semplice applicazione automatica dello studio di settore, in maniera avulsa dalla considerazione della specifica realtà imprenditoriale". A tal fine, rileva la Suprema Corte, la non appare decisivo nemmeno il riferimento all’antieconomicità della gestione imprenditoriale verificatasi per alcuni anni, che secondo i giudici di secondo grado giustificava la rettifica della dichiarazione dei redditi.   


cass.23357.19-accert.indutt.capacitacontrib.pdf
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