CONSULENZA TRIBUTARIA, SOCIETARIA E DEL LAVORO

L'ILLEGITTIMITA' DELL'ACCESSO DOMICILIARE

11 MAR 2013
Il nostro ordinamento non prevede adeguati strumenti giuridici di difesa, avverso il provvedimento del Procuratore della Repubblica che autorizza l’accesso domiciliare per motivi fiscali. Sono queste le principali critiche della Corte europea dei diritti dell’uomo alla nostra normativa in materia di accesso domiciliare per motivi fiscali, carenze che vanno individuate nell’assenza di una immediato rimedio giuridico che consenta l’impugnazione “immediata” di detta autorizzazione e nel fatto che il Procuratore della Repubblica non risulterebbe nemmeno provvisto di quei requisiti di terzietà prescritti per il “Giudice”, con la conseguente necessità di intervento del legislatore che vada a ristabilire quegli equilibri necessari a legittimare tale invasione. Insomma a giudizio della Cedu l’attuale corpus normativo, che disciplina l’autorizzazione all’accesso domiciliare per motivi fiscali, dovrebbe essere rivisto in funzione delle previsioni contenute nella sentenza n. 18497/03 del 21 febbraio 2008, che ha sancito che, in tema di perquisizioni domiciliari effettuate in relazione a verifiche fiscali, i contribuenti incisi, da tale invadente attività, hanno diritto ad un controllo giurisdizionale effettivo sulla regolarità dell’autorizzazione all’accesso ed a rimedi immediati avverso le misure adottate. Secondo l’arresto in esame insomma, devono essere adottati rimedi per «prevenire e inibire, in caso di irregolarità, la perquisizione» e, qualora un’operazione giudicata irregolare abbia già avuto luogo, per garantire un’adeguata “restitutio in integrum”.

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