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FRODE CAROSELLO: L'ONERE DELLA PROVA GRAVA PRIMA SUL FISCO

FRODE CAROSELLO: L'ONERE DELLA PROVA GRAVA PRIMA SUL FISCO

16 MAG 2018
Con la sentenza n. 10036/2018 la Corte di Cassazione ha stabilito che, in presenza di una frode carosello, incombe sull'amministrazione finanziaria l'onere di fornire la prova dell'interposizione fittizia nell'operazione commerciale realizzata dal cessionario. La Suprema Corte ribadisce nuovamente il principio secondo cui “solo qualora l'ufficio fornisca la prova degli elementi di fatto della frode da parte del cessionario, spetterà al contribuente  (cessionario/committente) che ha portato in detrazione l'Iva fornire la prova contraria che l'apparente cedente non è un soggetto fittiziamente interposto e che l'operazione è stata realmente conclusa con quest'ultimo”. Alla luce del principio esposto la Corte rigetta il ricorso dell'Agenzia confermando la sentenza della CTR la quale, applicando correttamente i criteri di riparto dell'onere della prova, ha ritenuto che l'ufficio non avesse fornito la prova dell’interposizione fittizia né della partecipazione del contribuente al meccanismo fraudolento. La prima di queste, lo ricordiamo, può essere data anche attraverso indizi che rivelano la natura di società “cartiera” del cedente che ha emesso la falsa fattura, mentre la dimostrazione della connivenza può basarsi su presunzioni semplici, purché dotate dei requisiti di gravità, precisione e concordanza, consistenti nella esposizione di elementi obiettivi tali da porre sull’avviso qualsiasi imprenditore onesto e mediamente esperto sull’inesistenza sostanziale del contraente.
 


Cassaz10036/18.pdf
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